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La Quaresima come lotta spirituale

Categories: Pastorale,Testata

 Il calendario liturgico ci ha introdotti nel periodo della Quaresima, durante il quale la Chiesa ci invita a prepararci spiritualmente per la celebrazione della Pasqua. Fissato in quaranta giorni, in ricordo dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto, questo tempo forte è di lotta spirituale.

Un tema, ahimè, purtroppo oggi un po’ desueto e poco ricordato. Ma è un tema che ha costituito, per le generazioni cristiane passate, uno degli strumenti più necessari per formare un cristiano maturo. Del resto ciascuno di noi deve fare una lotta spirituale dentro di sé per non ubbidire agli impulsi disordinati, alle pulsioni che ci abitano, oserei dire all’animale che è in noi e che non dobbiamo dimenticare. Il cammino di umanizzazione ci mette di fronte a delle scelte, a dei “no”; ed è anche un cammino in cui bisogna saper dire con libertà ma talvolta a caro prezzo dei “sì”. Ecco, la lotta spirituale è – secondo tutta la tradizione cristiana, a partire da San Paolo, che ne ha parlato più volte nelle sue Lettere – contro il demonio e le potenze del male, le quali costantemente ci sollecitano.

Come possiamo identificare, concretamente, queste potenze del male? All’interno di questo combattimento spirituale fin dell’antichità i monaci del deserto vedevano una lotta contro le “passioni madri”, che sono la libido erotica, la libido del possesso e la libido del dominio. E poi, di conseguenza, i figli di queste “passioni madri” sono i sette vizi capitali, come li ha chiamati la nostra tradizione occidentale. Allora si tratta di fare un vero e proprio combattimento perché non si deve accettare la tentazione, ma si tratta di vincerla per essere più liberi e soprattutto più capaci di amore.

Fin dalla tradizione ebraica e poi in quella cristiana, il digiuno si è caricato di significati diversi a seconda dei tempi. Oggi lo comprendiamo in modo diverso dal passato, quando il digiuno era semplicemente mortificazione, passaggio attraverso astinenze, fatiche, sofferenze per ritemprarci e avere un carattere più forte. La sensibilità di noi contemporanei ci fa intendere il digiuno da un lato come strumento per dimostrare che siamo ancora padroni del nostro corpo, ma soprattutto diventa un digiuno per la condivisione. Per noi che viviamo in un mondo ricco e consumista, digiunare significa imporci una sobrietà per condividere con gli altri. È una forma di estensione della carità. È il digiuno come lo chiedevano i profeti, già nell’Antico Testamento. È il digiuno indicato da Isaia; che consiste nel supplire ai bisogni degli affamati, nel liberare gli oppressi, nell’andare in soccorso a quelli che non hanno nulla.

Nel brano evangelico della Messa del Mercoledì delle Ceneri abbiamo sentito Gesù dirci: «E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano» (Mt 6,16). È importante far nostro questo passo del Vangelo per comprendere il senso profondo del digiuno … e chi pratica il digiuno lo sa bene. Quando una persona digiuna, soprattutto nei primi giorni è assalita da nervosismi, diventa più scontrosa, a volte addirittura si rattrista.  Lo sappiamo: il digiuno può essere un esercizio che anziché renderci più buoni ci rende più acidi e più nervosi. E in questo caso, piuttosto che digiunare e poi turbare la vita fraterna, è meglio allora non digiunare. Gesù sicuramente vedeva la possibilità di corruzione del digiuno, innanzitutto nell’ipocrisia, nel farsi vedere; e poi anche in un digiuno che soddisfa il proprio “appetito religioso”, la parvenza di ascesi. E quest’ultimo non è un digiuno che mira alla carità, che è sempre il fine di ogni atteggiamento cristiano.

Il cristiano è l’uomo che crede a Cristo, che pensa e ama come Cristo, che vive con Cristo: a questo ci deve portare il cammino quaresimale. Nella Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù, imploriamo: “Rendi il nostro cuore simile al tuo”. Gli attributi del Cuore di Gesù sono: misericordia, mitezza, dolcezza, pazienza, ecc. In questo periodo di Quaresima dobbiamo cercare di mettere in noi i sentimenti e i pensieri che erano in Cristo Gesù. Quindi, chiediamogli, in modo molto semplice: «Signore, io vorrei avere un cuore come il tuo. Donami un cuore come il tuo».

Author: Angeli Custodi

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